Una gara completamente nuova per diversi motivi: Innanzitutto per le 11 ore di fuso orario; siamo arrivati laggiù il sabato pomeriggio, solo la domenica per riprendersi e poi subito allenamenti e gare! Inoltre ho vissuto questa gara molto sola, ero l’unica ragazza a fare solo la mia specialità. Avevo quindi dei momenti da condividere solo con me stessa, é stato più noioso rispetto ad altri anni, ma assolutamente più intenso.
Le avversarie ogni anno sempre più forti…Non sottovaluto mai l’avversario, la gara è comunque gara, e in uno sport come il mio in cui ti giochi tutto in 3 minuti e a volte anche meno, non puoi permetterti di dare le cose per scontate!
Ero comunque fiduciosa, una voce dentro di me mi continuava a ripetere che sarebbe andato tutto ok, che ce l’avrei fatta, che andava bene così.
Prima della gara di solito ho come un po’ la sensazione di voler “fuggire” da quella situazione. Mi spiego meglio, per quanto sia felice di esserci, il pre-gara é talmente tanto un’attesa stressante che c’è una parte di me che mi dice:”ma chi me lo fa fare?”
Questa volta però, la notte prima della gara feci un sogno molto significante. Sognai che un mio compagno della nazionale mi proponeva di tornare in Italia perché si era stufato di stare lì…io tutto sommato gli avevo risposto:”Perché no? Torniamo!” . A casa mia c’erano mio padre e mio fratello che mi avevano accolto con piacere, casa mia era cambiata, era più bella forse, ma dopo un po’ mi rendevo conto che stavo sempre più male a casa, che quello non era il mio posto in quel momento. Mio fratello mi diceva:” che ci fai qui? Perché sei tornata? E ora cosa racconti allo staff?” Io stavo sempre peggio, ero angosciata, vedevo Auckland e tutto ciò che c’era in Nuova Zelanda come una meraviglia… E io li a casa… Cosa ci facevo?! avrei voluto il tele-trasporto per esserci in un attimo!…Improvvisamente mi svegliai… di soprassalto…controllai di essere realmente nel letto di Auckland. Appena svegliata la mia angoscia svanì completamente, avevo subito capito che era un sogno che mi aveva liberato da qualcosa.
Quel qualcosa era proprio la paura che molto spesso mi assale prima delle gare, la paura di entrare e la voglia (inconscia) di scappare. Quella volta infatti non avevo questa spiacevole sensazione, ero assolutamente centrata su me stessa e volevo essere li in quel momento, senza il timore di entrare.
Quando sei in una situazione di “pericolo” si innescano una serie di pensieri e angosce che ti arrivano senza che tu te ne accorga, e la cosa realmente difficile è cercare di riuscire a dominare queste paure che vengono su come se stappassi una bottiglia di spumante.
Era la prima volta in cui riuscivo ad affrontare una gara di obbligatori veramente in modo sereno, infatti, guarda caso, mi trovavo già in prima posizione dopo questa parte di gara.
In tutti gli altri mondiali ero in seconda o terza posizione dopo le danze obbligatorie, questa era la prima volta.

Il giorno dopo c’era il libero…avevo un gran libero, la Carmen, essere già prima era una sensazione, bellissima ma assolutamente nuova. Stavolta non dovevo recuperare niente, stavo già là, dovevo “solo” fare bene e mantenere la posizione.
La gara si avvicinava, era il momento di scaldarsi, il mio vestito da Carmen era appeso negli spogliatoi; quel vestito è stupendo, se lo indosso entro nel personaggio. Ho ovviamente fatto una ricerca sull’opera, sono andata a vederla, mi sono informata sulle caratteristiche della zingara.

Lei è una donna povera ma assolutamente intrigante e seducente, e lo è in un modo talmente tanto potente che entra nel cuore di ogni persona che incontra e la Don José impazzisce così tanto che addirittura non sa gestirla e la uccide. É una donna dal carattere forte e io mi sentivo vicino a lei in tante cose. Ma quel giorno non riuscivo a entrare nel personaggio, sentivo la gara ma non sentivo me stessa. Feci la prova pista ufficiale al minimo delle mie capacità, non ero per niente soddisfatta. Sandro, il mio coreografo, mi disse:” che succede Paola?” Io:”Non riesco a entrare nel personaggio!” Lui:” non é vero, tu ci sei dentro!” L’ho guardato storto…”Tu sei lei, ricordati chi è lei, una zingara che seduce anche solo con lo sguardo, lei é una determinata nelle scelte, le porta fino in fondo, fino alla morte, lei ama con tutta se stessa ma vuole mantenere comunque la sua libertà, anche tu sei così…pensaci bene! “Cominciavo a riconoscermi nel personaggio, a sentirlo sempre più mio. “Ora ci sei dentro, lo vedo…e ricorda, la giuria è Don Josè, seducila!” Toccava a me, e mia mamma prima di entrare mi disse:” Tra Paola e Carmen deve vincere Carmen!” Solo in quel momento mi resi conto che Paola e Carmen erano la stessa cosa, la stessa persona, lo stesso personaggio:” Io sono Carmen!” Mi dissi mentre entravo in pista. Il momento era arrivato, spesso mi capita di calarmi talmente tanto in ciò che sto facendo da entrare in uno stato di trans.

Arrivai in fondo senza accorgermi realmente di come era andata… Bene immaginavo, ma davvero é difficile capire in quel momento, sapevo solo che ancora una volta la magia della gara aveva preso forma, ancora una volta avevo tolta la maschera della mia quotidianità per fare uscire una Paola completamente nuova, una Paola che so far uscire solo in pista.
Tutti mi dicono infatti che in pista mi trasformo, e questo mi succede perché in quel momento non ci sono giudizi, né regole, né sensi di colpa, né frustrazioni…entrare in pista è una liberazione, un modo per far uscire un Io totalmente puro. Lì porto la mia vita, liberata dal superfluo, lì trovo realmente la mia essenza dell’essere.

Lì vivo la PASSIONE.

 

Auckland,  2012

 

 

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